Personal branding, tutti gli errori da evitare

Personal branding, tutti gli errori da evitare

Il brand personale nei prossimi anni diventerà sempre più strategico. Con brand personale non si intende una mera conta di follower o competenze, bensì il percepito che hanno gli altri di te.

Per definizione infatti intendiamo con personal branding il processo attraverso cui una persona definisce i punti di forza (conoscenze, competenze, stile, carattere, abilità, ecc.) che la contraddistinguono in modo univoco, creando un proprio marchio personale, che comunica poi nel modo che reputa più efficace.

Insomma si tratta di un processo continuativo nel tempo, da curare giorno dopo giorno e da proteggere da errori che possono rovinarlo in modo irreparabile. Ecco gli 8 errori più comuni:

Errore 1: imitare i tuoi competitor

Alla base del personal branding c’è il concetto di unico. Quindi se copi i tuoi competitor divieni automaticamente il secondo o il terzo e così via. Uscire dal coro non è di certo banale ed è molto rischioso, bisogna possedere una conoscenza approfondita della materia.

Quello che si può e si deve fare è studiare i competitor, analizzare i loro punti di forza e i loro punti di debolezza, capire gli errori e le svolte che hanno avuto e anticiparli.

Se il tuo competitor ha un blog di successo valuta se ha senso fare un podcast oppure un canale video su Youtube. Bisogna però prima analizzare bene il tuo mercato di riferimento. Se vendi pavimenti localmente molto probabilmente non ti serve né un podcast né un canale Youtube.

Ma se sei un avvocato e sei super specializzato allora potrebbe essere la strategia giusta.

Errore 2: comunicazione visual non adeguata

Capita spesso di vedere visual e strumenti di marketing non coerenti. Ad esempio email o foto profilo non professionali. Se vuoi essere un professionista non puoi permetterti di avere una foto profilo nei canali social in costume al mare.

E nemmeno avere una mail con il tuo nickname da ragazzo/a o con la tua data di nascita. Quindi creati un’immagine visual coerente e adeguata al tuo brand (foto profilo, logo, colori e font) e poi usala ovunque!

Errore 3: non avere una strategia

Devi avere ben in testa gli obiettivi che vuoi raggiungere e quindi devi pianificare una strategia per ottenere tutto ciò.

Che tu stia cercando un lavoro o che tu sia alla ricerca di nuovi clienti, il concetto è sempre il medesimo: devi capire qual è il tuo focus, il tuo centro, così da concentrarti solamente su quello. Ed è per l’appunto quella attività, quella particolare capacità che dovrai riuscire a comunicare attraverso il tuo personal branding.

Gli step fondamentali sono 3:

  • decidere chi sei,
  • dove vuoi arrivare,
  • e che strada vuoi percorrere.

Errore 4: utilizzo scorretto dei social

A volte sui social ci si abbandona a commenti esagerati e fuori luogo pensando o forse sperando che tanto tutto rimanga lì, in quel mondo irreale.

Peccato che quel mondo è reale e viene visitato da HR, recruiter e potenziali clienti.

Bisogna fare estrema attenzione a cosa si comunica, a cosa si condivide e a come si commenta. Molto spesso non ce ne rendiamo ma l’analisi approfondita dei canali social di un candidato o di un possibile fornitore è ormai una prassi consolidata.

Errore 5: non avere un sito web personale

Nel 2021 non può esistere un professionista che non abbia un sito web. Per due semplici motivi: il primo è acquisire clienti e il secondo è appunto creare un brand personale.

I profili social sono e rimangono di proprietà dei social media stessi. Noi li possiamo usare ma non sono nostri. Il sito web e i suoi contenuti è e rimane una nostra proprietà.

Negli anni il sito è stato, è e rimane il punto di arrivo più importante per chi vuole cercare più informazioni sul tuo conto che siano essi nuovi clienti, nuovi colleghi, nuovi partner o nuovi datori di lavoro.

Non è obbligatorio avere siti web enormi e costosi. Un sito può essere realizzato anche da una sola pagina (landing page) con tutte le informazioni necessarie, come: chi sei, cosa puoi fare per i potenziali clienti, le recensioni degli ex clienti e il modulo contatto.

Errore 6: parlare solo di noi

A volte l’ego gioca brutti scherzi. Per questo è importante rimanere umili e incentrare la propria comunicazione sui bisogni dei nostri utenti. E non parlare solo di noi.

Non dobbiamo comunicare quanto siamo bravi e quanto siamo competenti, ma dobbiamo risolvere i problemi e i dubbi dei nostri potenziali clienti, dimostrando loro così, di essere i migliori in quel determinato campo.

Errore 7: non comunicare

Sembra una banalità ma non lo è. I social sono pieni di account che non comunicano da anni e i siti web hanno spesso blog dove l’ultimo articolo risale al 2014.

A cosa serve avere un blog o un canale Youtube o ancora un account social se non lo usiamo? Il nostro consiglio è limitare la presenza sui social network e usare quelli esistenti in particolare, se vengono usati dai nostri potenziali clienti.

Se sei un avvocato Twitter e Instagram molto probabilmente sono inutili, meglio usare Facebook e LinkedIn. Se sei un giornalista sicuramente Twitter può essere ancora un social strategico!

Errore 8: non raccontarsi

Gli anglosassoni dicono: “facts tell, but stories sell”. Tu sei il prodotto e la tua storia è il mezzo per venderti. Non puoi pensare di costruire un personal brand efficace senza arricchirlo con la tua storia, con le tue esperienze e quindi con il percorso che ti ha portato a essere quello che sei oggi.

Le statistiche sfuggono alla nostra memoria mentre le storie rimangono ben impresse. Per questo bisogna condividere con il tuo pubblico quelle che sono state le tue sfide, le tue sconfitte e le tue vittorie.

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